BYE BYE VIETNAM

ANCHE TU RIDERAI COME NOI QUANDO POTRAI DIRE "BYE BYE VIETNAM"!

Non avventuratevi nella giungla del Vietnam con la squadra di questo film, a meno che non soffriate di una incurabile insonnia.
Orribile pellicola "made in Dardano Sacchetti" che richiama alla memoria gli interminabili pomeriggi di Italia 7.

BYE BYE VIETNAM - 1988
Italia - 89'
SCRITTO DA: Dardano Sacchetti, Camillo Teti  
REGIA: Mark Davis (Camillo Teti)
CON: Cristopher Alan, Tomas Irving, Antonio Sabato, Duria Harris, Graham Scott, Ski Zawaski

IN BREVE

Dei soldati americani in Vietnam sono reclutati per un'ultima, pericolosa missione nella giungla: recuperare il pilota di elicottero che li avrebbe dovuti riportare a casa. Non sarà una scampagnata.

RECENSIONE

Esiste un luogo sulla terra dove la violenza regna sovrana, dove le ceste di frutta sono esplosive, dove innocui pezzettini di legno si trasformano in trappole mortali, e dove le mine sonnecchiano paciose proprio sotto le vostre scarpe... Quel luogo è la mitologica regione del Vietnam, abitata da esseri infimi e spregevoli sempre pronti a colpirvi alle spalle con dei sotterfugi, che abitano in grotte ricolme di cadaveri, che torturano gli innocenti, che strisciano nella multiforme vegetazione della giungla come serpi.

 

E chi poteva, mostrando ardore di spirito ed amore per la libertà, andare ad esplorare codesta perigliosa selva? Ovviamente i militari americani, con il loro carico da novanta di banalità e grettezza, unite alla loro proverbiale puntualità. 
I protagonisti di questo action firmato Davis (al secolo Camillo Teti) sono 7 militari USA prossimi al congedo, che, per uno scherzo del destino, si vedono costretti ad affrontare un ultima rischiosissima missione nel folto delle foreste del Vietnam. 

 

Fra una foglia di palma e un cespuglio di rovi, gli attori cercano di simulare la realtà della guerra, rotolando goffamente nel fogliame e maneggiando le armi come se fossero posate... Fra una capriola e l'altra gli attori si imbattono in pericolosissime trappole, che decimeranno la trista compagnia con il procedere della storia, con espedienti spesso piuttosto ridicoli ed esiti decisamente patetici.
Ovviamente la realizzazione delle scene di guerra è totalmente dissennata, il massimo che ci viene concesso è vedere dei petardi che esplodono e dei cristiani che, a distanza, saltano in aria agitando le mani e ricadendo al suolo con volo d'angelo; quando invece è una pistola a ferire, abbiamo la classica espressione ebete e la lenta discesa verso il suolo del corpo deliziosamente decorato con rigagnoli di vernice rosso fuoco; figuriamoci poi se sventagliate di proiettili non dovessero sfrecciare per ogni parte dello schermo, colpendo tutti gli oggetti presenti sulla scenografia: fra le vittime riconosciute anche un ananas, una tenda, un letto...


Archiviata la pacchianaggine,  nota dolente del film sono i personaggi, accozzaglia di stereotipi con lo spessore pari a quello di un foglio di carta... Razor è il rude, gretto e maleducato in ogni sua battuta, sempre impegnato ad arrabbiarsi con il tenero Pivello, che invece sfoggia l'acume di un cespo di  lattuga, pronunciando solo battute idiote dall'inzio alla fine del film; il personaggio di colore, Zulu, passa l'80 per cento del tempo a parlare della vita da "negri", mentre invece Luke è il tipico "bravo ragazzo americano" e Matt è una sottospecie di Chuck Norris dai nervi d'acciaio, che affronta il pericolo con nonchalance mordicchiando un sigaro. Di contro ovviamente i nemici potrebbero essere sostituiti da inanimati cartonati, tanto comunque non fanno altro che apparire come ombre fugaci, dietro piante o rocce, oppure morire crollando al suolo come sacchi di patate, oltre a fungere da capro espiatorio per tutta la sceneggiatura, che sforna massime di stampo razzista con una cadenza regolare, tanto da far ipotizzare una collaborazione di un qualche gerarca nazista in incognito fra gli autori.

 

La visione di quest' opera di Davis potrebbe decisamente rovinarvi la serata: ciò che pervade l'animo dello spettatore è una forte sensazione di deja-vu, non si riesce ad identificare alcuno sprazzo di originalità nella pellicola che, oltre alla noia, non lascerà alcun ricordo di sè a chi la stia guardando.
Per parafrasare una citazione memorabile direttamente dal film "Anche tu riderai come me quando potrai dire: Bye Bye "Bye Bye Vietnam"!!!"

 

 

Erin Warner

 

SCENA MEMORABILE

La mitica scena del cesto di frutta assassino... un orribile manichino viene brutalmente ridotto a microparticelle dall'esplosione di una natura morta gentilmente servita da una terrorista vietnamita formato mignon... UN' ESPLOSIONE DI BANALITA'!!!

HO SCOPERTO CHE... 

- Non bisogna mai fidarsi dei bambini vietnamiti
 - I musi gialli nascondono sempre qualcosa
 - La calma ed il silenzio sono un brutto segno
 - I negri sono tutti delinquenti e devono andare all'inferno
 - Per entrare in una grotta è sempre meglio camuffarsi da rambo
 - Frutta e verdura possono essere pericolose
 - Il modo migliore per aggirarsi nella foresta è rotolare "capriolando" qua e là
 - E' meglio non festeggiare gridando e saltellando se vi trovate nella giungla 

CITAZIONI

 

"Hey pivello sta attento! Lo spezzatino fa venire i vermi!"
"E i fagioli fanno venire la diarrea!"

"Hey pivello... anche tu riderai come noi quando potrai dire: Bye Bye Vietnam"

"Avrò una grande villa con una piscina tutta per me!"
"Mi ci inviterai qualche volta?"
"Pivello, il motivo per cui sei qui è che abbiamo bisogno della tua radio... e ricordati quello che ti dico: Tu nel Vietnam ci lasci la pelle""

"Ma dov'è la famosa puntualità dell'esercito americano?"

"Signore..."
"Sì, Sergente, cosa c'è?"
"Troppo silenzio..."


"Si muore una volta sola: l'inferno sarà una vera delizia per i negri"

"Sembra tranquillo"
"...Anche troppo: non si vede niente"
"Di che cosa ha paura sergente?"
"Ho paura di tutto ciò che non si vede"

VOTO: 2

violenza immotivata: 8

sesso gratuito: 1

brutti effetti speciali: 6

banalità: 8

umorismo pessimo: 1

errori: 2

illogicità: 2

sonnolenza sviluppata: 10

 

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Commenti: 1
  • #1

    Vincenzo Pellegrino (lunedì, 23 gennaio 2017 05:46)


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