LUGLIO 2010 - BUTTERFLY ZONE

L'INELUTTABILE VOLUTTA' DELLA DEFECATIO

BUTTERFLY ZONE: IL SENSO DELLA FARFALLA - 2010
ITALIA - 120 min
REGIA: Luciano Capponi
SCRITTO DA: Luciano Capponi
CON:Pietro Ragusa (Vladimiro), Francesco Martino (Amilcare), Francesco Salvi (Prof.Chenier), Alessandra Rambaldi (Lidia)

IN BREVE

Il Professor Chenier, grazie alla magnanimità degli alieni, ha creato un vino portentoso, in grado di aprire un passaggio verso l'aldilà.

RECENSIONE

Eccoci giunti al consueto appuntamento al cinema di Zetamovies. Il panorama, nelle accaldate sale della stagione estiva, offriva numerose possibilità di scelta e fino all’ultimo il film del mese ha dovuto lottare contro una pellicola che parlava di monetine nella fontana di Trevi ed una in cui un’attempata Sandra Bullock vestita da teenager scorrazza per gli USA con un ombrello, ma alla fine Luciano Capponi ha sbaragliato la concorrenza guadagnando il titolo di “BAD MOVIE DIRECTOR” del mese.
Seppure si presenti al grande pubblico con un accattivante titolo anglofono, The Butterfly Zone è misero porchetta-fiction: un grosso calderone in cui ribollono seguendo traiettorie totalmente casuali i più scontati richiami alla fantascienza di terz’ordine, trattati con la sensibilità e la sapienza del buzzico che vende le salamelle all’angolo della provinciale.
La trama è tanto oscura quanto demenziale: Vladimiro Chenier scopre nella cantina del suo defunto genitore una bottiglia di vino artigianale in grado, sia di aprire un portale dimensionale attraverso l’aldilà, che di sconvolgere i quattro spettatori paganti presenti in sala.
Questa preziosa virtù è stata conferita alla porporina bevanda dagli alieni, che, per errore, hanno irraggiato la vigna del Chenier (già professore di fisica) con un fascio interstellare di misteriosa energia, accordando le mistiche proprietà ai succosi acini; se l’eminente studioso, nella mirabile interpretazione di Francesco Salvi, vi abbia ricavato il portentoso vino in maniera consapevole non ci è dato sapere, ma l’eventualità sembra plausibile, in quanto i gaglioffi di una non meglio precisata organizzazione segreta (macchina nera a targa straniera… Ahia!) si apprestano a rapirlo e condurlo chissà dove (probabilmente ucciderlo).  
Insomma l’effetto della sbronza mistica è catapultare Vladimiro ed il suo amico Amilcare direttamente nell’aldilà, in seguito a poco credibili accessi di riso sconnesso.
A traghettare i due necronauti nel regno dei morti è una banda che non suona, composta da individui che si presentano come “Soglia”, “Limite”, “Amore” ed altre entità metafisiche di cui non ho ricordo, e che stupiscono per la rara bruttezza degli attori che le rappresentano.
Dal momento in cui Capponi ci trasporta nel covo di Ade cominciano a succedersi situazioni improponibili, siparietti incomprensibili e allestimenti metaforici mal concepiti che rendono la pellicola, di per sé di una lentezza e noia sconfinate, assurdamente ridicola: Barbara Bouchet con i baffi, dei frati incappucciati che si muovono a rewind, antichi romani e cowboys, finti preti alla fermata del tram; un vasto campionario di banalità deliranti, in grado di conferire alla pellicola un tristissimo alone di deprimente confusione alternato a stucchevole sentimentalismo. L’impressione è che Capponi voglia fare della filosofia da quattro soldi, tentando di inserire spunti da psicologia da rotocalco in un melange di concetti rubati ad X-files e ricombinati in maniera dissennatamente aleatoria: forse che questo sia un tentativo di proporsi come “Lynch De Noantri”?!? E’ ovvio a chiunque che non esista alcun background concettuale che possa fornire da supporto all’interpretazione delle allusioni Capponesche che si palesano così per ciò che sono: un’inutile sequenza di emerite cazzate.
Le peripezie del Chenier nel reame dei defunti sono totalmente demenziali: appena giunto nella nuova realtà si premura di riportare in vita uno spietato serial killer fanatico religioso,che ricomincia ad uccidere le proprie vittime per nutrirsi del loro sangue ed assimilarne così le virtù. 
Ma non è finita: casualmente l’assassino appartiene alla società segreta massonico-religioso-governativa responsabile del rapimento del Professore. Per questa società sta lavorando anche Lidia, il cui figlio è in fin di vita all’ospedale, e che diventerà amica e compagna di viaggio di Amilcare e Vladimiro, ed avrà un ruolo decisamente nebuloso nello svolgimento della trama; trama che supera presto il punto di non ritorno del nonsenso completo, in un delirio finale di ricongiungimenti familiari nell’oltretomba, di risvegli dal coma, di scelte esistenziali in grado di trasmettere le stesse emozioni che vi comunica il ronzio del freezer durante la notte. 
Insomma cosa nel pensate? Troppa carne al fuoco? Alieni, vino, aldilà, FBI, serial killer, religione, morte… mischiate tutto ciò con del pessimo simbolismo qualunquista ed otterrete qualcosa come il film peggiore della stagione, recitato malissimo, scritto ancora peggio, diretto con i piedi, in grado di scoraggiare gli allibiti spettatori a proseguire nella visione; i pochi giunti al termine non avranno compreso nulla (sempre che qualcosa da comprendere ci sia, e lo dubitiamo) e si terranno il ricordo di una pellicola sconsideratamente immessa sul mercato cinematografico: non si ride (è fuor di dubbio), non si piange (se si evita di pensare al costo dei biglietti), non ci si interessa. 
Bilancio finale: “l’ineluttabile voluttà della defecatio” non salva neanche Salvi… e questo è emblematico.

Erin Warner

 

VOTO: 2

violenza immotivata: 1

sesso gratuito: 1

brutti effetti speciali: 7

banalità: 3

umorismo pessimo: 1

errori: 6

illogicità: 10

sonnolenza sviluppata: 10

 

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