OTTOBRE 2010 - STEP UP 3D

SONO COSI' CONTENTO CHE TU ABBIA ABBANDONATO LA DANZA PER STUDIARE INGEGNERIA

STEP UP 3D -  2010
USA - 107 min
REGIA: Jon Chu
SCRITTO DA: Amy Andelson, Emily Meyer
CON: Rick Malambri (Luke), Adam Sevani (Moose), Sharni Vinson (Nathalie), Jo Slaughter (Julian).

IN BREVE

Un ragazzo è combattuto fra terminare gli studi in ingegneria o comprare un nuovo paio di Nike.

RECENSIONE

Per il mese di ottobre lo Zeta definito è decisamente "Step Up 3D", per la cui visione  il team di Zetamovies ha sborsato ben 11 Euro a capo. 
Ne è valsa la pena? Assolutamente sì, considerato che il film è un vero insulto all'intelletto umano!! 

Prima di tutto è d'uopo notare la totale assenza di background: dalla primissima scena veniamo catapultati in scene di danza senza senno alcuno, che verranno riproposte a ripetizione senza alcuno sviluppo della trama, che peraltro è il solito patetico canovaccio al altissimo tasso di prevedibilità. 
Il plot principale è che un gruppo di ragazzi (a occhio e croce di un età compresa fra i 17 ed 35 anni) con aspirazioni coréutiche, la gang dei "Pirati", 
vive bighellonando tutto il giorno provando delle coreografie di street-dance, in un loft sopra ad un locale, di proprietà di tale Luke. Lui è al verde e la banca vuole mettere alla asta il covo (poeticamente rinominato "La cripta"). Decisi a trovare una soluzione per questo problema, il loro unico modo per racimolare dei soldi è vincere la "World Jam", una gara di danza (no beh certo, lavorare non è un opzione). 
Una serie di sottotrame parallele altrettanto banali si innestano sul patetico intreccio, senza che a nessuno però interessi minimamente. 
Ebbene come potete facilmente inferire, già con la visione del trailer tutto questo complesso e convoluto sviluppo viene facilmente dipanato.
Per il resto è facilmente intuibile che il film sia solo uno sfoggio di passi di street-jam. A ciò non abbiamo nulla da obiettare, però  a questo punto le cose andrebbero fatte con criterio, invece vi sono diversi appunti che si possono fare: Luke, il protagonista, non è in grado di performare alcun balletto e viene sempre relegato allo sfondo della scena o tagliato nelle scene di danza, forse anche perché per prepararsi a ballare si allena facendo freeride o capoeira; le coreografie dei "Pirati" sono sempre peggiori di quelle dei loro sfidanti, però vincono comunque sempre loro; le regole del gioco non sono mai chiare e sembra sempre che i "Pirati" si auto-decretino vincitori già prima dei giudizi della giuria; le coreografie spesso non vengono provate ma improvvisate all'unisono sul palco (non è mica un musical!!!"). L'unico ballerino degno di nota è quello che fa il "robot", palesemente il solo in grado di decretare la vittoria della gang nei vari step di selezione.

Non sorvoliamo sullo script: "Non abbiamo una casa, non abbiamo un balletto...." "Un passo può renderti grande..." il banalissimo "Sono così contento che tu abbia abbandonato la danza per studiare ingegneria", il copione è pieno di obbrobri del genere in grado di scatenare copiosi scrosci di ilarità.
Quello che si respira è la tipica atmosfera potenzialistica Made in USA, l'apoteosi dell'ideologia da sogno americano con una morale semplicistica in grado di sconvolgere le menti dei poveri adolescenti targettati dalla pellicola: i buoni, tali dall'inizio alla fine, trionfano sempre sui cattivi, l'amore vince sempre ed i sogni si realizzano con la forza di volontà. I ballerini sono tutti simpatici, creativi e pieni di vita, mentre gli studenti dell'università sono dei barbosi e noiosi secchioni.
Aleggia inoltre nell'aria uno strano senso di predestinazione... è quello che guida i "Figli delle Radiolone" (ma chi cavolo li traduce 'sti film?!?!) nati per danzare e fare a battaglie di passi.
Sembra anche che ci sia una specie di "ideologia della danza", esaltata come strumento di ribellione e di liberazione, c'è anche chi afferma "E' bastato un passo per liberare una generazione"... Stento ancora a capire da cosa si vogliano liberare dei teenager vestiti di tutto punto con le migliori marche,
 impegnati tutto il giorno a fare coreografie su basi da hit parade... Forse dal peso dell'intelletto??
E' divertentissimo notare l' eccessivo buonismo: i ragazzi delle gang non si aggrediscono fisicamente, si avvicinano con aria da duri, teschi, tatuaggi, catene, bandane e super-muscoli per poi sfoggiare dei "cattivissimi" balletti!!! Immaginatevi degli energumeni da ghetto impegnati in una specie di macarena 24/7!!
Come avrete capito il finale è da diabete, con storie d'amore che si concludono bene, vittorie in gare di ballo, sogni che si realizzano  e persone che prendono doppie lauree in danza ed ingegneria!   
Il dispendio di energie su costumi e scenografie è immane: super neon, fumo, fontane, abiti super-trendy e addirittura divise dotate di led luminosi e laser!!! Tutto ciò è decisamente supportato dalla copiosa presenza di sponsor: Sprite, Playstation e soprattutto una nota marca di abbigliamento... Vengono mostrate scarpe, tute, cartelloni, consolle e se ne parla anche lungo ("Le scarpe sono il nostro strumento di lavoro, devono essere le migliori" se non è pubblicità questa)!! se non avete paura di immergervi per un ora e trenta in un'orda di ragazzini trendy tarantolati appiccicati su un abominevole patchwork di cliché, scoprirete che il tutto è riconducibile all'avventura di un ragazzino che rischia di abbandonare l'università per ottenere l'ultimo paio di NIKE!!!

 

Erin Warner

 

HO SCOPERTO CHE

- girare il numero 3 di un film viene comodo se si vuole farlo in 3D
- un tempo i pirati vivevano facendo scorrerie nei mari, adesso vi rubano i soldi al cinema

- negli anni 80 sono nati i "Figli delle Radiolone"
- un passo può renderti grande

VOTO: 6

violenza immotivata: 1

sesso gratuito: 1

brutti effetti speciali: 1

banalità: 8

umorismo pessimo: 3

errori: 3

illogicità: 5

sonnolenza sviluppata: 2

 

Scrivi commento

Commenti: 0