NOVEMBRE 2011 - IMMORTALS 3D

MITO-MANIA

IMMORTALS 3D - 2011
USA - 110'
REGIA: Tarsem Singh
SCRITTO DA: Charley Parlapanides, Vlas Parlapanides
CON: Henry Cavill (Theseus), Mickey Rourke (Hyperion), Stephen Dorff (Stavros), Freida Pinto (Phaedra)

IN BREVE

La sibilla Phaedra vede un grande destino per Teseo: trovare l'arco di Epiro, arma in grado di liberare i Titani dalla loro prigione nel Tartaro. Lo scontro finirà alla vecchia maniera D&D.

RECENSIONE

Finalmente uno ZETA del mese che vale la pena si vedere al cinema! Divertimento assicurato e sangue in quantità esorbitante per Immortals 3D, fantasiosa opera pseudomitologica a firma Tarsem Singh. 

I due Parlapanides alle penne, si inventano un costrutto narrativo di sapore epico, in cui personaggi rubati al pantheon della Grecia classica compiono gesta sconnesse e non sostanziate da riferimenti alla letteratura ellenica: situazioni surreali si concatenano in un intreccio poco sensato, che pare più un inanellamento di espedienti per creare atmosfere accattivanti e seduttive.
Teseo, rappresentazione estrema del bene a tutti i costi, è un palestrato contadino bastardo che vive nella cittadina di Kolpos, abilissimo nelle arti marziali, apprese dal vecchio mentore (in realtà un patinato Zeus sotto mentite ed anziane spoglie).
Il nostro si crea subito dei nemici fra le fila degli Elleni, primo fra tutti Lisandro, congedato con disonore ed arruolato nelle schiere del perfido Re Iperione, becero antagonista di malvagità senza pari. 
Teseo ed Iperione sono contrapposti anche dal destino, tanto che Fedra, virginieo oracolo, è turbata da visioni inquietanti di epiche lotte fra i due: oggetto del contendere il misterioso arco di Epiro, in grado di aprire la prigione dei Titani, nel cuore del monte Tartaro. 
Ora i titani sono rinchiusi all'interno di una scatola fenestrata, costretti a serrare i denti su di un morso metallico, alla maniera degli omini del calcio-balilla; oltre a questo sono caratterizzati da una stazza tutt'altro che titanica. 

Per arrivare ad ottenere 
il prezioso manufatto, viene scomodata una trama ferraginosa e ricca di espedienti e contingenze, ma d'altronde è un po' così che nella mitologia sono rappresentate le vite degli uomini... L'intreccio prevede madri morenti, degne sepolture, relazioni amorose e provvidenziali previsioni del futuro.
Inspiegabilmente a questo sviluppo fa da sfondo un pantheon volutamente non interattivo, capitanato da uno Zeus incaponito sulla non interferenza con le faccende umane in favore del mantenimento del libero arbitro: che sia un triste tentativo di inscrivere nella divinità pagana il Dio cristiano, conferendo così alla pellicola una specie di morale anti-ateismo? Epic Fail.

Teseo è così dannatamente buono e retto da risultare antipatico, mentre Iperione è così incredibilmente malvagio e sfrontatamente intriso di negatività da risultare esaltante: conclusione? Impossibile non parteggiare per gli spietati eserciti del male.
I personaggi sono così appiattiti nel proprio orientamento morale da non lasciare spazio all'affezione dello spettatore; potrebbe morire chiunque ed in qualunque modo: l'unica reazione del pubblico sarà l'esaltazione per l'ennesima cruenta fine di una vita umana. 
Attori overtrainati, umettati con olii cosmetici, contribuiscono alla mise-en-scene dal sapore omoerotico di una specie di tributo a David DeCoteau versione deluxe.

Le atmos
fere patinate e la fotografia irreale, di 300esca memoria, ha il triste risultato di appiattire ulteriormente la dimensione umana, che unita alla scrittura da fiction del pomeriggio rende l'ensemble ben più che ridicolo.

Alcune perle di illogicità costellano qua e là il firmamento "immortale", come ad esempio l'enunciazione del teorema fisico, vagamente ispirato all'episodio originale del già citato trecento, con una piccola variazione sul tema "il numero non conta in un tunnel" o la trasformazione di Ares in un tavolino di marmo da parte di Zeus, nel rispetto della politica del non interventismo, quando in realtà tutti gli dei interagivano continuamente nelle umane faccende.
Come in un'involontaria lunghissima citazione di Hercules di Luigi Cozzi, gli attori rappresentano delle specie di patetiche action figures vestite d'oro e paillettes, con ac
conciature scenografiche ed abiti degni di un serial anni '70: armature e caschi in oro massiccio, gonnellini scintillanti ed auree corone d'alloro uno sfavillante sfoggio di sfarzo indesiderato.
Il parallelismo fra le due pellicole non si esaurisce però ad un'analogia costumistica: lo stesso utilizzo di citazioni epiche sconclusionate, la stessa scrittura confusa, perfino una vaga somiglianza fra Henry Cavill e Lou Ferrigno... ma potrebbe essere solo una mia sensazione!

Tutto questo è sovrastato da un'aura di violenza estrema, che contribuisce a rendere godibile la visione e divertente l'insieme. 
Un finale degno di Star Crash apre la porta verso un ipotetico sequel: si è vinta una battaglia, ma in gioco c'è ancora una guerra... e ciò è dimostrato da tanti omini che combattono nel cielo.

 

Erin Warner

 

HO SCOPERTO CHE...

- In un tunnel, il numero non conta.

- Il minotauro era un energumeno con un elmo da toro.

- Urlare ad alta voce la parola "Iperione" può essere un'ottima tecnica antistress.

- I Titani vivono in un biliardino.

- Luigi Cozzi era avanti cent'anni.

VOTO: 8

violenza immotivata: 10

sesso gratuito: 3

brutti effetti speciali: 1

banalità: 5

umorismo pessimo: 1

errori: 8

illogicità: 5

sonnolenza sviluppata: 1

 

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Commenti: 2
  • #1

    Peggie Gaccione (martedì, 24 gennaio 2017 13:41)


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  • #2

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